
La fiaba popolare e
lo schema di Propp
diTiziana Carucci
L''invenzione e la narrazione delle fiabe affondano le loro radici nella notte dei tempi. Tramandate dalla tradizione orale, sono state spesso modificate; nuclei ed episodi di fiabe diverse sono spesso, confluiti, fondendosi e intrecciandosi fino a dar vita a fiabe nuove.
Nonostante la diffusione del genere in tutti i continenti, le fiabe mantengono delle caratteristiche comuni che sembrano non risentire delle distanze geografiche.
Le ambientazioni, i tempi e gli stessi personaggi mancano sempre di qualsiasi riferimento concreto e vengono descritti in maniera molto generica, basti pensare al classico “C'era una volta.. in un paese molto lontano”, gli avvenimenti sono spesso impossibili nella realtà che conosciamo, e nella maggior parte dei casi possono accadere solo grazie all'intervento di un aiuto magico, così come molti personaggi fanno direttamente riferimento al mondo del fantastico e della magia.
Il mondo descritto nelle fiabe è strettamente dualistico, non prevede mezze misure, il mondo dei buoni è drasticamente distinto da quello dei cattivi, la ragione è sempre e soltanto da una sola parte.
Tutte le fiabe presentano elementi e motivi ricorrenti, ed il lieto fine è sempre assicurato, e benché non sia presente una morale chiaramente esplicitata come nella favola, sono sempre sottolineati i valori legati alla famiglia, all'autorità, al coraggio, e al miglioramento delle proprie condizioni di vita.
Il linguaggio è in genere molto semplice, ricco di modi di dire derivanti dal contesto popolare, con un largo uso del discorso diretto, strumento prezioso per il narratore, che poteva avvalersi dei cambi di tono di voce per tener desta l'attenzione degli ascoltatori e che utilizzava frequenti ripetizioni per rendere la narrazione più lunga, chiara e misteriosa. L'inizio e la chiusura di ogni fiaba sono costanti: si inizia con “C'era una volta” e si chiude con “..e vissero felici e contenti”
Secondo i risultati di un esame analitico condotto su 200 fiabe russe dall'antropologo Vladimir Propp, e pubblicati nel 1946 in “Le radici storiche dei racconti di fiabe”, l e fiabe popolari, e soprattutto quelle di magia, presentano nei loro nuclei tematici e nei loro elementi costitutivi reminiscenze legate alle società tribali, e in modo particolare ai riti d'iniziazione celebrati presso le comunità primitive.
Tale rito segnava in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall'infanzia all'età adulta attraverso il superamento di prove finalizzate a dimostrare la loro capacità di affrontare autonomamente le difficoltà dell'ambiente per poter entrare a far parte della comunità degli adulti. Quella della cerimonia di iniziazione fu una tradizione destinata a scomparire con il tempo, essa tuttavia rimase viva nei racconti degli anziani. Attraverso i secoli il racconto si arricchì di nuovi elementi, ne perse altri.. fino a che del rito iniziatico non rimase traccia. Era però nata la fiaba.
Oltre alle origini tribali dei “racconti di magia”, nel suo lavoro Propp mise in evidenza come in tutte le fiabe sia possibile rintracciare uno schema comune. Tale modello, che prende appunto il suo nome, descrive la fiaba come costituita da una sequenza costante di eventi. La storia infatti, si articolerebbe sempre seguendo fasi ben precise:
Fase 1: stato iniziale di tranquillità
Fase 2: imposizione di un divieto
Fase 3: rottura dell'equilibrio iniziale ed inizio delle peripezie dell'eroe
Fase 4: il dono magico da parte di un aiutante dell'eroe
Fase 5: la lotta dell'eroe con l'antagonista o oppositore
Fase 6: la vittoria e il ritorno
Fase 7: il ristabilimento della situazione di equilibrio
I ruoli dei personaggi e le relazioni che intercorrono tra di loro sono invariabili e imprescindibili:
l'eroe è sempre il personaggio positivo, contrapposto ad un personaggio negativo, l'oppositore. In soccorso dell'eroe arriva un aiutante spesso con caratteristiche, poteri o strumenti magici.
I personaggi principali, inoltre, interpretano sempre gli stessi 7 ruoli:
Eroe = chi parte per un'impresa
Falso eroe = chi si sostituisce all'eroe con l'inganno
Donatore = chi dà all'eroe un dono magico
Mandante = chi affida una missione all'eroe
Aiutante = chi aiuta l'eroe nel viaggio e nelle prove
Antagonista = chi si oppone all'eroe, il cattivo
Anche le principali azioni narrate (funzioni) sono sempre le stesse e sono 31, queste non sono sempre tutte presenti, a volte accade che una fiaba ne preveda solo alcune e non altre.
Tra le più frequenti possiamo ricordare:
l'allontanamento
la mancanza
il danneggiamento
il divieto e l'ordine
il divieto infranto
il conseguimento del mezzo magico
l'impresa o il compito difficile
le prove da superare
la lotta fra l'eroe e l'antagonista
la punizione dell'antagonista
le nozze dell'eroe e il premio